ACCORDARE

Sonetteggiando

(Sonetto 2)

Nella coltre umida di questa folle pianura,
Seduta senza premura sul marmo del giardino,
Agli alberi oscillanti scagliò una strana fattura
Il mago incompreso in cui scorgo il Destino.

Al mio pensiero conveniva una brezza,
Docile interlocutrice dei flussi della ragione.
S’ergeva poi in un fragore; una carezza
Inchinava gli alberi: piegati in adorazione.

Un alito solido, come una mano di passione,
Il mio riscontro orchestrava come una canzone:
Solo nel cuore non sopravvive alcuna finzione.

Le intermittenze s’accordarono dal petto
Ai sentieri interrotti della mente senza rispetto.
Poi silenzio. E nulla più mi apparì sospetto.

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