IL SIGNOR C.

Racconti e raccontini

(Raccontino 1)

Mi immagino il Signor C. lì, con un pancione penzolante, con gli occhi grandi, profondissimi, e un’aria strana, da chi non ne vuole sapere più. Ti guarda dall’alto, pensando a come farti saltare i piani, a come…trasformare. Sì, me lo immagino questo omone che prende i sentierini accoglienti sui quali ci siamo teneramente appoggiati e comincia a scuoterli, spostarli, mescolarli…e ci troviamo all’interno di una tempesta. Il Signorotto è lì, che trasforma ciò che già da sempre è sulla via, ed è grazie alla tempesta del Signor C. che su questa via camminiamo su determinati sentieri, segnati dalle orme delle nostre personali coscienze. Spesso il Signor C. -ha questa mania un po’ svizzera- arriva proprio al momento giusto. È puntuale, non manca mai un appuntamento. Quando meno te lo aspetti: tatatataaa! Tempesta! Ma scavando meglio tra i meandri di quelli che non possono di certo definirsi teneri lineamenti del suo volto, mi accorgo di quanto infondo lui nutra una strana atmosfera di complicità, come una nuvola che a lungo andare avvolge tutto. Alla fine, c’ho pensato: se tutta questa storia del signorotto sta solo nel disordinare la vita, perché non cercare di trovare il dis-ordine migliore possibile? È come ritrovarsi dinanzi ad un puzzle, ogni volta. Penso che sia proprio il puzzle ciò che ognuno di noi raccoglie ogni qualvolta varchi la soglia del celeberrimo Portone Che Si Apre. Da quando ho iniziato a farlo, io e il Signor C. siamo diventati più intimi. Anzi, capisco solo ora quanto in realtà il signor Scombinatutto sia molto più intimo di quanto si possa pensare con ognuno di noi. È come se perseguisse un valore comune. Un qualcosa di collettivo… Il Signor C arriva quando giunge il tempo di voler bene. Dona ad ognuno l’occasione per andare avanti, per maturare, per proseguire lungo il sentiero, per innalzarsi…sta ad ognuno di noi riuscire a cogliere la modalità più adatta.

Ma tanto ogni Cambiamento trova sempre il modo di farci capire dove dobbiamo arrivare. Basta terminare di costruire il puzzle che, in un maniera o nell’altra, lui ci fa trovare. 

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